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E-waste: perché è importante riciclare

Sul blog di Green Idea Technologies abbiamo dedicato ampio spazio a un argomento che ci sta particolarmente a cuore e che interessa molto da vicino la nostra gestione sostenibile dei prodotti informatici: stiamo parlando dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), in inglese e-waste. Oggi vorremmo approfondire questo argomento fornendovi qualche dato in più…
Un qualsiasi dispositivo tecnologico è generalmente composto, in prevalenza, dai seguenti materiali:
- Plastica;
- Alluminio;
- Ferro;
- Rame;
- Metalli preziosi;
- Terra rare.
Sappiamo che l’estrazione delle materie prime non può durare per sempre, dato che le risorse di cui disponiamo sono limitate. Alcune, come nel caso delle terre rare, hanno costi umani, sociali e ambientali così profondi da segnare in modo devastante i paesi in cui si svolge l’estrazione: noi di Green Idea vi abbiamo già parlato del coltan e del Congo.
Affinché il costo dei beni tecnologici rimanga accessibile al grande pubblico, è necessario che le aziende produttrici siano in grado di approvvigionarsi di questi materiali a costi ridotti.
Uno studio condotto da Nazioni Unite e Interpol dice che “solo un terzo dei RAEE in Europa viene correttamente riciclato, mentre un gran numero di cellulari, computer e televisori prende la strada dello scambio o dello smaltimento illegale”.
Innanzitutto, lo studio afferma che non solo i RAEE vengono gestiti illegalmente in Africa, ma anche che il trattamento illegale avviene entro i confini dell’UE con danni all’ambiente e all’economia.
La crisi economica che ha interessato tutto il mondo ha, infatti, spinto alcune figure del mondo dei rifiuti verso il mondo dei RAEE. È il caso dei cosiddetti “rottamai”: non essendo specialisti del settore e non disponendo delle tecnologie adatte a lavorare questo tipo di materiali, si limitano a smontare manualmente i RAEE estraendo le componenti con più valore, disinteressandosi alla frazione residua, che nella maggior parte dei casi finisce in discarica.
Secondo lo studio, nel 2012, in Europa solo 3.3 milioni di tonnellate di RAEE sarebbero state gestite legalmente e quindi riciclate su un totale di 9.5 milioni di tonnellate. Di questi 3,3 milioni di tonnellate, solo 1,3 sarebbero state avviate all’esportazione. Questo significa che la maggior parte dei RAEE sul mercato è stata gestita illegalmente.
Se questi vi sembrano numeri enormi, vi basti pensare che nel 2014 abbiamo raggiunto le 41,8 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, mentre nel 2017 abbiamo sfiorato le 65 milioni di tonnellate.
Nella classifica dei paesi che producono più e-waste al primo posto troviamo gli Stati Uniti con 7,072 milioni di tonnellate, seguiti dalla Cina con 6,032 milioni di tonnellate e dal Giappone con 2,200 milioni di tonnellate, mentre la media di rifiuti elettronici del continente africano è di appena 1,7 kg pro-capite all’anno.
Se si riuscisse a riciclare al 100% questa quantità di rifiuti, si potrebbe generare una ricchezza quantificabile in 52 miliardi di dollari.
Smaltire i rifiuti elettronici rappresenta un costo. Ed è proprio per questa ragione che le ecomafie si arricchiscono con lo smaltimento abusivo di questo tipo di residui dell’industria elettronica: secondo i dati dell’Unep, il programma ambientale delle Nazioni Unite, il 90% dei rifiuti elettronici del mondo viene smaltito e scaricato illegalmente per un giro d’affari che ammonta a 19 miliardi di dollari.
Smartphone e computer sono fra gli oggetti che contribuiscono maggiormente all’accumulo. L’esportazione di rifiuti pericolosi e dannosi per l’ambiente dai Paesi Ocse a quelli che non ne fanno parte è vietata, ma migliaia di tonnellate di rifiuti continuano a essere esportate dopo essere dichiarate come beni di seconda mano.
Ghana, Nigeria, Cina, Pakistan, India e Vietnam si stanno trasformando in centri di smaltimento per lo smaltimento illegale di e-waste.
Le condizioni in cui i rifiuti del mercato dell’elettronica vengono smaltiti sono molto pericolose per la salute umana e per quella del pianeta.
Tra i documenti che descrivono questa invasione inarrestabile c’è l’atlante mondiale della spazzatura hi-tech elaborato dalla task-force Onu “Solving the E-waste Problem (StEP) initiative“, coordinata dall’università delle Nazioni Unite. La mappa interattiva mette a confronto i dati raccolti in 184 Paesi, evidenziando la quantità di apparecchi elettrici ed elettronici immessi sul mercato e il volume di rifiuti che ne deriva. Un atlante davvero unico nel suo genere, che vuole fornire ai governi di tutto il mondo gli strumenti per affrontare efficacemente il problema della ‘e-spazzatura’, che rappresenta una seria minaccia per l’ambiente e la salute dell’uomo.
La costruzione dell’atlante interattivo è stata un’operazione molto complessa, come spiega il segretario esecutivo di StEP, Ruediger Kuehr, perché mancano dati completi ed esaurienti che consentano di tracciare lo spostamento dei rifiuti hi-tech. «Crediamo – rileva Kuehr – che questo database continuamente aggiornato, insieme a documenti di tipo giuridico, possa migliorare la consapevolezza favorendo strategie migliori sia a livello pubblico che privato».
B the Change. Il Futuro è Circolare.

Per approfondire:

-http://www.ecoblog.it/post/143754/rifiuti-elettronici-un-terzo-delle-waste-arriva-da-usa-e-cina

-https://ecolight.it/indagine-onu-le-waste-in-crescita-del-33-nel-2017/

-http://www.ecoblog.it/post/144230/rifiuti-elettronici-il-90-viene-smaltito-illegalmente

-http://www.step-initiative.org/

Fonte immagine:Photo by Fancycrave from Pexels https://www.pexels.com/photo/green-ram-card-collection-825262/

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