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Guerra alla plastica! - The Ocean Cleanup

Ultimamente, sul blog di Green Idea Technologies, abbiamo parlato dei problemi dovuti all'inquinamento causato dalle materie plastiche: negli ultimi articoli vi abbiamo raccontato dei Trash Vortex che stanno inquinando gli oceani di tutto il mondo, dei danni ambientali creati dal mancato riciclo dei toner, e della possibile soluzione di Francesca Bertacchini, la ricercatrice italiana che ha scoperto che la larva della Galleria mellonella può nutrirsi di polietilene.
Il focus del post di oggi è ancora incentrato sul problema della plastica che inquina gli oceani, ma questa volta vogliamo raccontarvi la storia di un ragazzo olandese e della sua iniziativa. E’ iniziatotutto dalla conferenza annuale TED (Technology Entertainment Design) del 2012, dove Bojan Slat, che aveva appena 17 anni e studiava ingegneria aerospaziale, propose la sua soluzione a questa grande sfida ambientale: The Ocean CleanUp.

Come vi dicevamo nel post del blog di Green Idea dedicato ai Trash Vortex, l'inquinamento marino da plastica sta assumendo livelli sempre più allarmanti. I rifiuti polimerici che galleggiano sulla superficie degli oceani sono migliaia e migliaia di tonnellate. I principali residui presenti sono costituiti di polietilene e polipropilene che vengono trasportati dalle correnti oceaniche fino a confluire nei vortici oceanici. Piazzare “gabbie galleggianti” per intrappolare e poi recuperare la spazzatura, sfruttando le correnti, sarebbe stata un'idea a dir poco geniale. Almeno secondo il giovane Bojan.

Così ci pensa su, studia, si informa, valuta, progetta: in pratica, il progetto consiste in una rete di enormi bracci galleggianti lunghi chilometri, che possono essere spediti verso i vortici di spazzatura in corrispondenza di correnti marine in grado di addensare i rifiuti, agendo come imbuti giganti. Bojan pensa a come evitare la cattura involontaria di creature marine: la struttura prevede l’assenza di reti al di sotto delle braccia, in modo da rendere impossibile la cattura di pesci e altri esemplari che dovessero incrociare la barriera.
Dopo un lungo studio di fattibilità, conclude che con Ocean Cleanup sarebbe in grado di ripulire la metà della Great Pacific Garbage Patch in soli 10 anni, costando 33 volte meno dei tradizionali sistemi di pulizia delle acque.

L’intervento al TED è un grande successo e inizia così una grande campagna di raccolta fondi: in un anno arrivano finanziamenti pari a un milione di dollari da ONG e da fondi per lo sviluppo; un altro milione arriva dal crowdfunding. Bojan allestisce subito una squadra di esperti in ingegneria, oceanografia, ecologia, diritto marittimo, finanza e riciclo dei rifiuti: iniziano così i primi esperimenti in piscine, laghi e fiumi, per poi passare ai test in barca in mare aperto. A 21 anni Boyan lascia gli studi per dedicarsi a tempo pieno a The Ocean Cleanup, l’organizzazione no-profit che promette di realizzare uno dei più importanti e ambiziosi progetti ambientalistici della storia.
L’intuizione che sta alla base di Ocean Cleanup è sicuramente l’idea di sfruttare le correnti che trasportano i rifiuti a proprio vantaggio, posizionando le barriere in modo strategico, senza trasportare le reti in giro per gli oceani con flotte di imbarcazioni in operazioni costosissime.


L'energia necessaria al funzionamento delle piattaforme è fornito è ricavato da pannelli solari, le barriere sono dotate di tubi di polietilene ad alta intensità, un materiale resistente e riciclabile, abbastanza flessibili da seguire il moto ondoso, e in grado di canalizzare i rifiuti. Oltre a essere perfettamente eco-compatibili, le barriere in poliuretano non ostacolano la vita della fauna marina, pur essendo ancorate al suolo, funzionando entro i primi venti metri di profondità. Una volta riempite le piattaforme, le imbarcazione di Ocean Cleanup provvedono a risucchiare in una cisterna i rifiuti grazie a delle semplici pompe. A quel punto la plastica viene trasportata sulla terraferma per poi essere riciclata e rivenduta.

Dall’anno della sua fondazione a oggi, Ocean Cleanup ha fatto passi da gigante: a giugno 2016 il primo prototipo dell’organizzazione è stato testato con successo nel Mare del Nord, cofinanziato dal governo olandese, dall'impresario navale Boskalis e da una benefattore anonimo. Nel corso dello stesso anno un’altra piattaforma di 2000 m è stata installata al largo di Tsushima, un’isola tra Giappone e Corea del Sud.

Ma i sogni di Bojan e di Ocean Cleanup non si fermano qui: Slat ha annunciato che a partire dal 2020 è prevista un’operazione di bonifica della Great Pacific Garbage Patch, la grande chiazza di immondizia dell’Oceano Pacifico. Per questo il team di Ocean Cleanup sta lavorando alla realizzazione di una speciale struttura a imbuto lunga circa 100 km che dovrebbe riuscire a smantellare oltre la metà dell’isola di plastica in 10 anni.

Grazie alla sua iniziativa Bojan Slat ha vinto diversi riconoscimenti: è stato il più giovane vincitore del premio “Champion of the Earth”, assegnatogli dall'ONU nel 2014. Ultimamente ha affermato di aver iniziato a pensare anche a un metodo di riciclaggio più efficace di quelli attualmente in uso, che prevede l'utilizzo di spazzatura per la produzione di energia.
Abbiamo bisogno di persone in grado di avere la forza di credere nei propri sogni.


“Solo nel momento in cui realizzeremo che il cambiamento è più importante dei soldi, i soldi arriveranno.” – Boyan Slat

B the Change. Il Futuro è Circolare.

Andrea Federigi

Per approfondire:

https://www.theoceancleanup.com/

http://boyanslat.com/

https://www.facebook.com/TheOceanCleanup​

http://www.biochronicles.net/news/bioscienze/ocean-cleanup-guida-definitiva-alla-pulizia-degli-oceani/

http://www.searoundpress.com/2016/10/26/ocean-cleanup-21-anni-comincia-dirigere-la-piu-grande-operazione-pulizia-dalla-plastica-negli-oceani/

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