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Schiavitù 2.0 - Il Congo, il Coltan, i Lords of War

Sapevate che esiste una sabbia nera, leggermente radioattiva, formata da colombite e tantalite, da cui si estrae il tantalio? E sapevate che questo metallo, piuttosto raro, viene soprattutto usato, sotto forma di polvere, nell'industria della telefonia mobile e in quella della componentistica informatica, dato che aumenta la potenza degli apparecchi riducendo il consumo di energia?Avreste mai pensato che piccolissime componenti dei vostri cellulari avessero da raccontare una storia?

Il Coltan è un materiale ottenuto dalla combinazione di columbo e tantalite,in cui è possibile rintracciare il tantalio, un metallo, che come abbiamo già accennato,serve a realizzare condensatori di piccole dimensioni, ma molto efficienti (essenziali quindi in dispositivi portatili quali telefoni cellulari e computer). Per questa ragione è diventato un materiale molto ricercato: in Australia si trovano i giacimenti maggiori, ma il prezzo di mercato, come si può immaginare, è qui molto alto.

Per questo, la corsa all’accaparramento di questa risorsa ha provocato gravi conseguenze nella Repubblica Democratica del Congo, inasprendo il già duro conflitto con Ruanda, Uganda e Burundi. I proventi dell'estrazione del coltan congolese da parte degli stati avversari sono serviti a finanziare i propri eserciti contro il Congo stesso, come denunciato in un rapporto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 2003. Le stesse operazioni di ricerca ed estrazione di questo minerale da parte di forze ribelli, appoggiate dagli stati confinanti, hanno provocato in Congo gravi danni ambientali all’interno di riserve e parchi nazionali.

Infatti, come conferma anche un dossier del MIT (Massachusetts Institute of Technology) sul Congo: «le guerre civili spesso riguardano e sono anche prolungate dalla presenza di risorse naturali sul territorio (come i diamanti in Sierra Leone). Il controllo sulle miniere di Coltan nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo ha aiutato a finanziare le milizie locali e le armate straniere, prolungando per molti anni i crimini di guerra e le violazioni dei diritti umani commessi nell’area».
Il Congo, dal punto di vista minerario, è uno dei paesi più ricchi del mondo, ma, al contempo, è anche fra i paesi più poveri della Terra.
La zona del Kivu, che confina con Ruanda, Burundi e Uganda, è la zona più ricca in assoluto di minerali e risorse di tutto il territorio della Repubblica Democratica del Congo: molto distante dalla capitale Kinshasa, e carente di infrastrutture come strade e ferrovie che la colleghino a essa, continua a rifornire i mercati mondiali, spesso illegalmente, di oro, diamanti e coltan.

Questa distanza dalla capitale, ha reso questa regione una “terra di nessuno”, permettendo così ai Lords of war (i signori della guerra) di assumerne il controllo e diventare i principali interlocutori delle multinazionali. Dal punto di vista naturalistico, il Kivu, è un vero e proprio paradiso terrestre: la Foresta Equatoriale si estende verso la Rift Valley, il clima è temperato, né caldo né freddo, il paesaggio è incontaminato. Uno dei polmoni verdi del mondo, che da anni viene deturpato per far spazio a miniere e piste clandestine per l'atterraggio di aerei provenienti da Europa, America e Asia che, caricato il coltan, se ne tornano nei paesi di origine dopo aver lasciato pochi spiccioli ai congolesi.

Il coltan è un minerale di superficie e, per estrarlo, non è necessario scavare costosi e chilometrici tunnel sotterranei; la manodopera è semplice da trovare: come sostiene il Corriere in quest'articolo, «basta razziare nelle province vicine, uccidere, violentare. La gente scapperà e verrà a scavare proprio per il “Signore della guerra” che controlla il coltan. Senza che lui investa un centesimo per allestire la miniera, la gente si organizzerà in clan di 30-40 persone. Gli uomini estrarranno le pietre con le vanghe, le donne e i bambini le laveranno a mano nell’acqua e le trasporteranno al mediatore più vicino. A volte cammineranno anche due giorni nella foresta con trenta chili sulle spalle. I minerali verranno imbarcati per la Cina o la Malesia dove i due metalli del coltan verranno separati per essere venduti all’industria high tech». A ogni passaggio, il Signore della guerra, che può essere un ribelle, un colonnello dell'esercito o un poliziotto, si arricchisce prendendo una tangente.
I minatori, invece, guadagnano 3-4 dollari al giorno, le donne e i trasportatori 2, mentre i bambini anche meno.


Gli acquirenti stranieri non si preoccupano della provenienza di questo materiale, di chi gestisca le miniere, né tanto meno il mercato clandestino. Quella che poteva essere una benedizione per i congolesi, si è tramutata nella più infausta delle maledizioni: la mancanza di normativa, di regolamentazione e di controllo in merito all'estrazione del coltan, provoca ogni anno morti e feriti.
A estrarre la combinazione di columbo e tantalite, ci sono adulti e bambini, che spesso scavano a mani nude, senza la strumentazione adatta, causando sovente frane e incidenti in cui ogni giorno muoiono decine di persone. A causa della radioattività del coltan, nei lavoratori si sviluppano malattie del sistema linfatico che portano inevitabilmente alla morte.


Le guerre che sono scoppiate negli anni per aggiudicarsi il controllo dell'estrazione del coltan ha portato sinora a circa 11 milioni di morti, e schiere di bambini soldato che, quando non combattono, scavano alla ricerca del minerale tanto caro alle multinazionali dell'elettronica.
Tra i motivi che scatenarono la seconda guerra del Congo, che si è svolta tra il 1998 e il 2003, c'era, infatti, anche la contesa dei giacimenti di coltan congolesi. È stata la più grande guerra della storia recente dell'Africa, e ha coinvolto 8 nazioni e 25 gruppi armati ribelli. Nel 2008, la guerra e le sue conseguenze (soprattutto malattia e fame), hanno causato morte e povertà: milioni di profughi hanno dovuto abbandonare le proprie case e chiedere asilo nelle nazioni confinanti. La seconda guerra del Congo è stato il conflitto più cruento svoltosi dopo la seconda guerra mondiale e, per questo, viene anche soprannominata guerra mondiale africana.

Jean-Léonard Touadi, giornalista congolese, saggista, ex deputato e docente di Geografia dello Sviluppo in Africa, in un articolo di Repubblica, sottolinea le particolarità di questa guerra: "È facile catalogarla come una guerra tribale, secondo categorie occidentali, rimandando a concetti noti di etnie e tribù locali che si contrappongono tra loro. Una guerra lontana, etnica, 'roba loro'. In realtà siamo di fronte a 'tribù' moderne. I Signori della Guerra che dominano queste terre di nessuno sono estremamente modernizzati: hanno telefoni satellitari, connessioni con grandi banche occidentali e collegamenti con paradisi fiscali, dove i soldi vengono versati direttamente sui conti esteri (rapporti ufficiali dell'Onu hanno certificato questa triangolazione). Vi è un circolo vizioso tra materie prime che escono, fornitura delle armi e la guerra che continua perché nessuno ha interesse a fermarla".
“Dopo la caduta del muro di Berlino, la maggior parte delle guerre in Africa ha avuto come mira la conquista delle materie prime. Il diamante, l'oro, il petrolio, il coltan proiettano paesi come la Liberia, il Sierra Leone, l'Angola, il Congo nella logica della globalizzazione. E potremmo chiamarle guerre tribali solo se considerassimo anche le multinazionali che ne traggono profitto come delle grandi etnie, delle grandi tribù".

L'unico modo per interrompere il mercato del coltan e i conflitti derivati dal controllo dei suoi giacimenti, sarebbe la stipulazione di una normativa internazionale che si focalizzi sulla tracciabilità di questo materiale. Il "protocollo di Kimberley" ha posto regole al commercio dei diamanti, anche grazie all'interesse suscitato sull'opinione pubblica dal film con Leonardo Di Caprio, Bloody Diamonds.
Con il coltan, il percorso di tracciabilità sarebbe addirittura più semplice da applicare, provenendo il minerale prevalentemente dal Congo, dove, al momento, non esiste alcuna regola. Touadi, sempre su Repubblica, rincara la dose: «È un circuito consolidato e tutti trovano il loro tornaconto, compresi gli Stati vicini, visto che il commercio illegale passa per Kigali e Kampala. Bisogna che se ne parli, che chi legge i giornali si renda conto. E secondo me uno dei motivi per i quali la guerra non finisce è proprio questa. Ciò che mi scandalizza di più, è il silenzio".

Come spiega Francesco Gesualdi, coordinatore del Centro nuovo modello di sviluppo, «un modo per porre fine al traffico illegale di coltan è responsabilizzare le imprese che si trovano nella parte finale della filiera. Se le imprese fossero costrette a esporre pubblicamente tutti i passaggi seguiti dai loro minerali, dall’estrazione all’ingresso nei loro stabilimenti, di sicuro non userebbero più il coltan proveniente illegalmente dal Congo. Di conseguenza il traffico si esaurirebbe per mancanza di mercato»
Intanto, per combattere il traffico di coltan e le sue conseguenze, è scesa in campo una compagnia privata, la Fairphone, che si vanta di produrre telefonini "senza guerra". «Controlliamo direttamente tutte le fasi dell’approvvigionamento. Così evitiamo il boicottaggio e non danneggiamo l’economia del Paese basato sulle miniere. Il nostro telefono racconta la storia di centinaia di persone che hanno contribuito alla sua creazione. Vogliamo svelare questa storia per poter creare un impatto positivo nella catena di fornitura, nell’uso e nel riciclo dei telefoni. I cambiamenti non si verificano da un giorno all’altro. Ma insieme alla nostra comunità, stiamo dando vita ad un movimento che richiede prodotti equi. Quando si tratta di creare i nostri telefoni, facciamo le cose in maniera differente. Vogliamo creare un impatto positivo, sociale e ambientale, dall’inizio alla fine della vita di un telefono».


Dall'altro lato del muro, squali della finanza a capo di grandi aziende ignorano qualsiasi procedura etica e comprano il coltan senza interessarsi delle modalità delle fasi di estrazione, alimentando schiavitù e morte. Anche per combattere tutto questo è importante scegliere e adottare i valori dell'Economia Circolare e cercare di ridurre i nostri consumi. Informandoci e compiendo acquisti in modo responsabile e cosciente possiamo fare la differenza.

Be the Change. Il Futuro è Circolare.

Andrea Federigi


Per approfondire:

https://www.fairphone.com/it/
http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2013/07/19/news/il_costo_del_coltan-63325505/
http://www.corriere.it/esteri/17_aprile_13/inferno-coltan-2adccda8-2218-11e7-807d-a69c30112ddd.shtml
https://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_del_Congo
https://www.greenme.it/tecno/cellulari/9229-scandalo-coltan
http://espresso.repubblica.it/internazionale/2015/02/27/news/l-inferno-senza-fine-nelle-miniere-di-coltan-del-congo-1.201671
http://www.congo.it/lettura/tiporicerca.asp?pid=844
http://www.disinformazione.it/coltan.htm

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